Strage Ferrara: «quando l’amore tace la morte parla»

gennaio 13th, 2017 by marica

Non è possibile! Ha la mia età e abita in provincia di Ferrara, lo potrei conoscere oppure potrei essere amico di persone che lo conoscono… come ha potuto solo immaginare di far del male ai suoi genitori e ha addirittura organizzato la loro morte.

Mamma, mi dici perché?

Così ha esordito mio figlioquando ha saputo dell’omicidio di due persone uccise in modo premeditato, quindi pensato, organizzato dal loro stesso figlio 16 enne, che ha chiesto all’amico di compiere il massacro in cambio di 1.000 euro.

Il fatto che non andasse bene a scuola che uscisse alla sera che magari fumasse degli spinelli non può essere considerato una causa, ma un campanello d’allarme che può suggerire che qualcosa non va, anzi che tutto non va.

Tutti siamo pronti a giudicare e a trovare una spiegazione. Perché secomprendiamo abbiamo la speranza o meglio l’illusione di controllare la realtà che ci circonda ed evitare che la paura, il dolore, la violenza e l’orrore entrino nelle nostre vite e ci sovrastino.

Quante persone, quanti genitori avranno ascoltato e letto di questa tremenda tragedia paragonando la propria vita a quella dei protagonisti di questa storia. È un meccanismo inevitabile, inconscio.

In questi casi occorre invece fermarci e rimanere in silenzio. Due ragazzi, minorenni, hanno eliminato due genitori e non è tanto importante la motivazione a cui possono giungere gli inquirenti, quanto la distruzione di quello che dovrebbe essere l’amore più profondo e grande: quello tra genitori e figli.

Cosa posso rispondere ora a mio figlio? Se parlassi professionalmente sarebbe inevitabile rispondere che il legame tra quei genitori e il loro figlio non era sano, che non vi era comunicazione e il ragazzo era solo nella sua crescita, che magari è colpa delle sostanze stupefacenti che assumeva e dei videogiochi a cui giocava.

Ma non ho detto nulla di tutto questo. Ho taciuto e ho messo l’accento sulla mancanza d’amore che oggi più che mai si vive, tutto diventa possibile perché 1000 euro sono più importanti dell’amore che abbiamo non solo verso gli altri, ma anche e soprattutto verso noi stessi. Siamo qualcuno in base a quello che abbiamo, a quanto possediamo e non a come ci comportiamo e a quanto amore diamo e riceviamo. Purtroppo questo caso è l’ultimo di molte tragedie consumate da ragazzi in preda e artefici dell’istinto di morte che prevale sull’amore.

Ricordiamo infatti Doretta Graneris che a 18 anni con il suo fidanzato nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1975 a Vercelli, uccide i genitori, i nonni maerni e il fratello allora 13 enne. Doretta ha poi dichiarato che l’educazione familiare era troppo rigida

Ferdinando Carretta il 4 agosto 1989 a Parma uccide i genitori e il fratello. Fa credere che i suoi familiari sono partiti per i Caraibi e solo 9 anni più tardi confessa la sua responsabilità in tv.

Pietro Maso il 17 aprile 1991 a 19 anni uccide a bastonate i genitori con l’aiuto di tre amici per ereditare i soldi e fare la bella vita”

Carlo Nicolini a 26 anni il 21 aprile del 1995 a Sestri Levante (Genova) uccide i genitori a colpi di fucile, poi ne dilania i corpi estraendo con le mani le viscere.

Erika De Nardo e Omar Favaro il 21 febbraio 2011 a Novi Ligure (Alessandria) uccidono, con 96 coltellate, la mamma e il fratellino di Erika,

Guglielmo Gatti il 30 luglio del 2005 uccide e fa a pezzi a Brescia gli zii che abitano nell’appartamento in cui lui vive con i genitori.

Valerio Ullasci il 2 dicembre 2008 a 30 anni massacra i genitori nella villetta alle porte di Roma.

Igor Diana il 12 maggio 2016, figlio adottivo uccide a bastonate i genitori nella loro abitazione a Settimo San Pietro, in provincia di Cagliari. Dopo una fuga durata 35 ore arrestato confessa: «E’ stato un raptus e poi si suicida in carcere

Oggi giorno si dà colpa facilmente a tante cose come telefoni, i videogiochi, internet, le brutte compagnie, una «cattiva educazione”, un brutto rapporto con i genitori, la solitudine dei giovani, mancanza di una vita così detta normale. Ma queste sono circostanze, strumenti. Dipende dall’animo umano superare le difficoltà e saper utilizzare le cose che ci circondano per un’azione d’amore e non come motivazione per agire la morte, altrimenti come dice Shakespeare “Il Resto è Silenzio”».

http://www.lavocedeltrentino.it/2017/01/13/strage-ferrara-lamore-tace-la-morte-parla/

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