La speranza verso un cambiamento

dicembre 12th, 2016 by marica

http://www.lavocedeltrentino.it/2016/06/28/la-speranza-verso-un-cambiamento/

Si vuole iniziare questa rubrica “Diritti&Psicologia”riflettendo sul significato delle due parole che compongono questo intenso e profondo titolo.

Diritti intesi come Diritti Umani, definiti come Fondamentali in quanto corrispondono ai bisogni vitali, materiali e spirituali della persona; Universali in quanto appartengono ad ogni essere umano; Inviolabili, in quanto nessuno può esserne privato; Indisponibili in quanto nessuno può rinunciare ad essi.

Psicologia può essere vista come studio dell’anima, come studio dei fenomeni della vita affettiva e mentale delle persone (istinti, emozioni, sentimenti, percezioni, memoria, volontà, intelligenzadell’uomo).

Ora ci chiediamo: quando l’uomo soffre per la violazione dei diritti umani, cosa avviene nella sua mente? È solo sofferenza o diventa vera e propria patologia? E quali sono gli strumenti più adeguati per superare il dolore umano e vivere il meglio possibile?

Si vuole infatti offrire l’opportunità di riflettere e mgari anche di confrontrsi attraverso le risposte dei lettori che lo desiderino sulla sofferenza di oggi caratterizzata da una forte crisi economica, sociale ed etica e cercare nel cuore di ognuno di noi la forza, l’idea e l’azione per un cambiamento radicale e profondo. I cambiamenti umani, sociali positivi e veri non sono veloci, ma poggiano sulle trasformazioni che ogni individuo è capace di fare su se stesso e sul tipo di interazione che riesce a rggiungere con gli altri.

Sarebbe meravigioso creare un’educazione alla conoscenza e al rispetto dei diritti umani, in quanto proprio il rispetto di se stesso e degli altri è un pilastro su cui può svilupparsi la pace, lo sviluppo sociale e la felicità.

Siamo in un periodo storico in cui gli input sono tanti e veloci, i tempi di vita sono accelerati e la mente deve reagire per prendere decisioni che hanno poco spazio di elaborazione. Quindi ecco che la capacità di giudizio, anche nelle piccole cose, può essere distorta, creando di conseguenza un’azione confusiva in sé stesso e nell’altro. Non ci prendiamo più il tempo per pensare, per guardare gli elementi che abbiamo della nostra conoscenza e verificare che quello che abbiamo visto sia vero oppure no. Questo nella vita quotidiana, ma anche in senso clinico oggi giorno è molto frequente.

Nel primo caso quante volte può capitare di sentire ad esempio i genitori che raccomandano al figlio/a di non uscire con quell’amico/a perché non viene da una buona famiglia o frequenta “brutta gente”? Oppure, come reazione a questo pre-giudizio, quante volte ascoltiamo amici o conoscenti che si rifiutano di vedere il passato di quella persona che in quel momento credono di amare, vivendo un un presente irreale e costruito a su misura per assolvere ai loro bisogni affettivi?

Nel mondo clinico, tecnico, terapeutico e riabilitativo si corre a volte lo stesso rischio. Tutte le volte che definiamo una persona senza un’analisi approfondita, si rischia di entrare, senza volere, nel margine dell’errore condizionando il lavoro di sostegno e aiuto alle persone. Gli esempi possono essere purtroppo tanti, ma quello che mi viene sempre in mente e ha cambiato la mia percezione e la mia attenzione nella conoscenza delle persone è quando ero ancora molto giovane e durante uno dei tanti tirocini ho osservato un giovane uomo che dopo una lunga terapia per la disintossicazione da droghe e alcool, una mattina si presenta al Servizio specializzato e in poco tempo ogni stanza aveva tavoli e armadi rovesciati e sangue ovunque.

Che cosa era successo? Questo giovane uomo aveva terminato le terapie farmacologiche, “era pulito” dalle droghe ed è venuta fuori tutto in una volta l’immensa sofferenza che aveva fatto scaturire il bisogno di alcool e sostanze stupefacenti.

Perché gli operatori non hanno previsto questo grave pericolo anche per se stessi? Solo un Trattamento Sanitario Obbligatorio ha placato la situazione. Io non mi sono permessa di giudicare data la mia esperienza e ancora oggi mi limito osservare e farmi delle domande. Poteva andare in modo diverso? Quello che mi limito ad affermare è che tutto questo può avvenire nell’ambito della tossicodipendenza come in tutti gli altri ambiti terapeutici.

Ci possono essere dei tecnici bravissimi, con una conoscenza specialistica molto alta, ma se non vi è una struttura tecnica che preveda una approfondita analisi della situazione delle persone che chiedono una qualsiasi forma di aiuto, si rischia di entrare in un margine di errore che può avere conseguenze gravi. Diventa importante quindi la creazione di un progetto di recupero della persona che sia costruito e verificato insieme alla persona stessa, perché il cambiamento avviene se vi è l’assunzione delle proprie responsabilità e la stessa persona diventa protagonista del proprio miglioramento.

Infine diventa fondamentale verificare se le tecniche attualmente utilizzate per l’aiuto alla persona e alla sua famiglia siano efficaci e coerenti con i Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e in caso contrario studiare nuove tecniche non solo per evitare la sofferenza, ma anche e soprattutto per rendere l’uomo il più felice possibile.

Con Amore e Rispetto verso le persone che chiedono qualsiasi forma di aiuto verso tutti i tecnici e dottori che lavorano per questo

D.ssa Marica Malagutti  Psicologa, Psicoterapeuta Specializzazione in Diritti Umani e Cooperazione allo Sviluppo

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