Omicidio Trento: La violenza è tacita, silenziosa e invisibile.

agosto 26th, 2015 by marica
Dopo il duplice omicidio di ieri a Trento (leggi qui) ci si interroga sulle motivazioni dell’assurdo fatto di sangue e il rammarico diventa ancora maggiore quando si scopre che nessuna motivazione plausibile è stata motivo scatenante di questi «inutili» morti.
È possibile ipotizzare anche che Laura Simonetti sia stata uccisa da Claudio Rampanelli per troppo amore, anche se questo naturalmente risulta aberrante.
La violenza è tacita, silenziosa, invisibile. tutto sembra normale: due persone si conoscono, si amano, vivono insieme e tutti pensano che le cose vadano bene. E poi all’improvviso la tragedia, il così detto raptus e da un momento all’altro tutto quello che sembrava normale viene distrutto con una violenza indicibile.
Ma che cos’è il Raptus? «L’origine della parola è latina e significa rapimento e in psicologia è definito come un impulso improvviso di forte intensità che porta un soggetto ad episodi di parossismo, generalmente di carattere violento. L’impulso è talmente forte da compromettere la capacità di intendere e volere e la persona può arrivare a commettere atti lesivi e/o autolesivi mortali.». – spiega Marica Malagutti (foto) psicoterapeuta Psicologa Forense specializzata in Diritti Umani e Cooperazione allo Sviluppo.

Quanto successo fa riflettere tutti noi, infatti a questo punto non è sbagliato affermare che in ognuno di noi ci può essere la follia omicida. «Il signor Rampanelli, – continua Marica Malagutti –  dal racconto degli amici, appare un uomo tranquillo, sportivo, un rapporto normale e sereno con la propria compagna. Solo dalla lettera accennata dai giornali emerge gelosia, tuttavia non giustificata verso Laura Simonetti. Un atto enormemente sproporzionato rispetto i dati conosciuti della realtà».
Quindi possiamo parlare di Raptus? «Probabilmente la risposta è si – afferma ancora Marica Malagutti – ma si tratta solo di una definizione descrittiva che non spiega le ragioni profonde del dramma dell’uccisione della propria compagna e di sua figlia. Tali ragioni forse non saranno mai note perché le persone che avrebbero potuto fornircele purtroppo non ci sono più. E’ vero che ai vicini di casa, agli amici tutto può sembrare normale e quando si chiude la porta di casa possono esserci delle dinamiche emozionali talmente profonde che diventano invisibili agli altri e sotterrate da chi le fa e chi le subisce. Ci possono essere dinamiche patologiche di carattere simbiotico: “se ho paura di perderti ti uccido e mi uccido così staremo insieme per l’eternità” In questo caso l’uccisione della figlia non era prevista, ma purtroppo divenuta reale.
Le parole di Rampanelli tuttavia accennate dalla stampa: “ho combinato un bel casino” prima di buttarsi  dalla rampa delle scale possono far pensare ad una presa di coscienza non completa delle sue azioni. E’ lui stesso che chiama la polizia e dice di aver ucciso. Sembra esserci la consapevolezza dell’azione, ma non del dramma delle sue azioni E’ noto che l’omicida è stato ricoverato all’ospedale per diverso tempo per un trauma alla testa e da quel momento non è stata più la stessa persona. E’ stato accusato anche di violenza sessuale e poi scagionato».

Una possibile ipotesi potrebbe essere nel trauma cranico subito anni fa? «E’ noto che traumi frontali o che hanno risonanza nel lobo frontale possono compromettere in modo importante il comportamento di una persona. Purtroppo però nessuno potrà ormai accertarlo» - conclude Marica Malagutti.

Né la medicina né la scienza sono grado di trovare le vere motivazioni per un simile gesto, ma spesso alcuni campanelli d’allarme ci sono, magari dei piccoli e flebili segnali che possono indicare che una persona vive un disagio profondo che può portare a gesti estremi. Ma spesso possono essere anche dei nodi irrisolti dentro se stessi, portati per anni che improvvisamente emergono nuovamente creando una sensazione di abbandono che si scatena in furia cieca.
Sono circa quattromila le persone che ogni anno in Italia decidono di togliersi la vita, e che purtroppo, in molti casi, uccidono prima di morire.
Ma la metà  poteva essere aiutata a cambiare idea. Di coloro che pensano di compiere il gesto, infatti, uno su nove va fino in fondo. Si tratta in maggioranza di uomini (il rapporto è di tre a uno rispetto alle donne) di 40/45 anni, ma molti casi si verificano anche tra gli adolescenti e nella terza età. Il fenomeno è in aumento negli ultimi anni soprattutto nella fascia lavorativa dei 25-64 anni (+ 19% per cento nel 2013/14 rispetto al 2008). A livello mondiale i dati sono allarmanti: una morte per suicidio ogni 35 secondi e un tentativo di suicidio ogni tre.

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